OperAzione Apollo

Serva Padrona - Operazione Apollo Aprile 2015

 “OperAzione Apollo è un testo originale creato appositamente per l’occasione grazie al lavoro fatto con i cantanti. Io ho abbozzato una linea drammaturgia e un canovaccio all’interno del quale potessero inserirsi brani del repertorio Barocco, Mozartiano e Rossiniano che i cantanti avevano già affrontato durante il corso con i maestri di canto.

Questo canovaccio si è poi arricchito di battute e movimenti proposti dagli stessi cantanti durante il lavoro teatrale d’improvvisazione.

 Piuttosto che fare una lezione di storia della musica oppure un concerto per le scuole abbiamo quindi unito recitazione e canto in modo da eseguire tutte le arie in modo brillante e dove i bambini possano essere anche parte attiva dello spettacolo.

 La figura che guiderà gli studenti in questo spettacolo è il Dio Apollo trasformatosi in maestro di musica. Grazie ad Apollo i ragazzi stessi potranno “azionare” o “bloccare” i cantanti.

 E’ senza dubbio un modo nuovo di porgere dei brani lirici ai giovani.

Non è un’opera, non è un musical. E’ un’OperAzione, forse un esperimento, un work in progress e senz’altro musica e teatro.

 Questa OperAzione è anche un’occasione didattica per i cantanti per approfondire lo studio sui fondamenti della recitazione e sul movimento, un lavoro che difficilmente potranno approfondire nella loro carriera a causa di tempi di produzione e messa in scena sempre più ristretti.”

 Massimo Tomassoni 

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La Serva Padrona – Trama e libretto

Serva Padrona - Operazione Apollo Aprile 2015

“Nel Teatro Musicale settecentesco la recitazione degli attori-cantanti fu una delle ragioni del successo che lo sterminato repertorio degli intermezzi per musica riscuote tuttora. E nella infinita schiera di servette furbe, vecchi gabbati, servitori sciocchi e amanti delusi che popolano gli intermezzi, i personaggi de La serva padrona rappresentano quasi un prototipo, ripreso e variato in decine di storie che obbediscono sempre e comunque agli antichi, eterni modelli della Commedia dell’Arte e della tradizione teatrale italiana. Per questo motivo il lavoro svolto su La serva padrona con gli allievi del “Corso per cantanti del repertorio operistico Barocco, Mozartiano e Rossiniano” costituisce il miglior banco di prova per i giovani cantanti che hanno l’occasione di cimentarsi in ruoli che richiedono, oltre alle qualità vocali, anche una notevole attitudine attoriale. E, nello stesso tempo, La serva padrona, efficacemente rappresentata con l’uso di pochi oggetti e semplici elementi di costume, è il miglior biglietto da visita per presentare l’Opera ai giovani delle scuole.

L’Opera non vive solo nei grandi teatri in allestimenti faraonici e spettacolari; al contrario, gli spensierati personaggi e le allegre vicende de La serva padrona acquistano ancora più brio andando ad incontrare il pubblico dei ragazzi di oggi, per raccontare con gesti, musica e parole, le sempre moderne storie di uomini e donne di tutti i tempi.

E questo, alla fine, è il compito del Teatro.”
Giorgio Bongiovanni

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LA SERVA PADRONA

La serva padrona è un celebre intermezzo buffo di Giovan Battista Pergolesi.

Composta per il compleanno di Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel su libretto di Gennaro Antonio Federico, fu rappresenta la prima volta al Teatro San Bartolomeo di Napoli il 28 agosto 1733, quale intermezzo all’opera seria Il prigionier superbo, dello stesso Pergolesi, destinata a non raggiungere neppure lontanamente la fama della Serva padrona. Alla prima rappresentazione è attribuita a tutti gli effetti l’inizio del nuovo genere dell’Opera Buffa.

Lo stesso libretto fu ripreso da Giovanni Paisiello per l’omonima opera buffa.

Nel 1734 avviene la prima nell’Académie Royale de Musique di Parigi e nella Reggia di Versailles, nel 1746 nel Théâtre-Italien di Parigi e nel 1750 nell’Her Majesty’s Theatre di Londra.

Il grande successo della ripresa del 1752 dell’Académie Royale de Musique scatenò una disputa, nota come la Querelle des bouffons, fra i sostenitori dell’opera tradizionale francese, incarnata dallo stile di Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau, e i sostenitori della nuova opera buffa italiana fra cui alcuni enciclopedisti (in particolare Jean Jacques Rousseau, anch’egli compositore). La disputa divise la comunità musicale francese e la stessa corte (con la regina che si schierò a fianco degli “italiani”), per due anni, e portò ad una rapida evoluzione del gusto musicale del paese transalpino verso modelli meno schematici e più moderni.

Nel 1754 avviene la ripresa nel Théâtre-Italien come La servante-maîtresse nella traduzione in versi di Pierre Baurans e Charles Simon Favart e nel 1862 la prima all’Opéra-Comique di Parigi con Célestine Galli-Marié.


Trama

Un ricco e attempato signore di nome Uberto ha al suo servizio la giovane e furba Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone. Uberto, per darle una lezione, le dice di voler prendere moglie: Serpina gli chiede di sposarla, ma lui, anche se è molto interessato, rifiuta. Per farlo ingelosire Serpina gli dice di aver trovato marito, un certo capitan Tempesta, che realtà è il servo Vespone che ha il ruolo di mimo, travestito da soldato, chiede a Uberto una dote di 4000 scudi. Per non pagarli Uberto si sposa Serpina, la quale da serva diventa finalmente padrona.

E da lì prende il nome di serva padrona.


Sinossi

Intermezzo 1

Anticamera

Uberto, svegliatosi da poco è arrabbiato perché la serva, Serpina, tarda a potargli la tazza di cioccolato con cui è solito iniziare la giornata (Aspettare e non venire), e perché il servo, Vespone, non gli ha ancora fatto la barba. Invia, quindi, il garzone alla ricerca di Serpina, e questa si presenta dopo un certo tempo, ed affermando di essere stufa, e che, pur essendo serva, vuole essere rispettata e riverita come una vera signora. Uberto perde la pazienza intimando alla giovane di cambiare atteggiamento (Sempre in contrasti con te si sta). Serpina, non troppo turbata, si lamenta a sua volta di ricevere solo rimbrotti nonostante le continue cure che dedica al padrone, e gli intima di zittirsi (Stizzoso, mio stizzoso). Uberto si arrabbia e decide di prendere moglie per avere qualcuno che possa riuscire a contrastare la serva impertinente, ordina a Vespone di andare alla ricerca di una donna da maritare e chiede gli vengano portati gli abiti ed il bastone per uscire, al che Serpina gli intima di rimanere a casa perché ormai è tardi, e che se si azzarda ad uscire, lei lo chiuderà fuori. Inizia un vivace battibecco, che evidentemente è già avvenuto varie volte, ed in cui Serpina chiede al padrone di essere sposata, ma Uberto rifiuta recisamente (Duetto Lo conosco a quegli occhietti / Signorina v’ingannate).


Intermezzo 2

Stessa Anticamera

Serpina ha convinto Vespone, con la promessa che sarà un secondo padrone, ad aiutarla nel suo proposito di maritare Uberto, quindi Vespone si è travestito da Capitan Tempesta ed attende di entrare in scena.

Serpina cerca di attirare l’attenzione di Uberto, rivelandogli che anche lei ha trovato un marito e che si tratta di un soldato chiamato Capitan Tempesta. Uberto, dolorosamente colpito dalla notizia, cerca di non farlo notare deridendo la serva, ma lasciandosi sfuggire, alla fine del recitativo, che, nonostante tutto, nutre nei suoi confronti un certo affetto e che sentirà la sua mancanza. Serpina, rendendosi conto di essere vicina alla vittoria, dà la stoccata finale, usando la carta della pietà, dicendogli di non dimenticarsi di lei e di perdonarla se a volte è stata impertinente (A Serpina penserete). Terminata l’aria Serpina chiede ad Uberto se vuol conoscere il suo sposo, ed egli accetta a malincuore, Serpina esce fingendo di andare a chiamare il promesso sposo. Uberto rimasto solo si interroga e pur rendendosi conto di essere innamorato della sua serva, sa che i rigidi canoni dell’epoca rendono impensabile un nobile possa prendere in moglie la propria serva (Son imbrogliato io già). I suoi pensieri sono interrotti dall’arrivo di Serpina in compagnia di Vespone/Capitan Tempesta. Uberto è al tempo stesso esterrefatto e geloso. Il Capitano, che non parla per non farsi riconoscere, per bocca di Serpina, ingiunge ad Uberto di pagarle una dote di 4.000 scudi oppure il matrimonio non avverrà e sarà invece Uberto a doverla maritare, alle rimostranze di quest’ultimo, il militare minaccia di ricorrere alle maniere forti, al che Uberto cede e dichiara di accettare Serpina come moglie. Vespone si toglie il travestimento ma il padrone, in realtà felice di come si siano messi i fatti, lo perdona e l’opera finisce con la frase che è la chiave di volta di tutta la vicenda: E di serva divenni io già padrona.


Libretto dell’opera

http://www.librettidopera.it/zpdf/servapad.pdf

Chi era Giovan Battista Pergolesi?

Musicista (Iesi 1710 – Pozzuoli 1736). Autore soprattutto di musica teatrale, il suo intermezzo La serva padrona (1733) è considerato il modello dell’opera comica italiana. Sebbene la sua produzione più nota sia quella teatrale, P. fu autore anche di musica sacra e da camera, sia vocale che strumentale. Tra i suoi lavori più celebri: Lo frate ‘nnammorato (1732) e lo Stabat Mater (1736).

VITA E OPERE.

 Studiò nel conservatorio napoletano dei Poveri di Gesù Cristo con F. Durante e F. Feo. Esordì come compositore nel 1731 con gli oratori La morte di S. Giuseppe e La conversione di Guglielmo d’Aquitania, cui fece seguito la prima opera seria Salustia. Fu poi maestro di cappella (1732-34) del principe Ferdinando Colonna di Stigliano e si dedicò alla composizione di cantate e musiche strumentali. Svolse contemporaneamente un’intensa attività teatrale, in cui meglio poterono manifestarsi i doni del suo genio musicale. Risale infatti a questo periodo la sua prima commedia musicale in dialetto napoletano, Lo frate ‘nnammorato (1732), alla quale seguì l’anno successivo l’intermezzo comico La serva padrona. Quest’ultimo, universalmente riconosciuto come il capolavoro pergolesiano, fu destinato a rivoluzionare l’intera tradizione del teatro in musica ed ebbe un’influenza determinante sulla nascita e lo sviluppo dell’opera comica francese, allorché fu rappresentato dalla compagnia di E. Bambini (1752) sulle scene parigine, scatenando la celebre Querelles des bouffons. In quest’operina (inserita come intermezzo tra gli atti del Prigionier superbo), cui è legata, insieme allo Stabat Mater, la fama di P., si può cogliere tutta l’originale e personalissima efficacia inventiva dell’ispirazione pergolesiana; e il breve intermezzo assurse ben presto a simbolo stesso dell’opera comica italiana, non tanto per particolari innovazioni di carattere formale, quanto per la delicata e briosa struttura del disegno melodico, caratterizzato da motivi brevi, di immediato e naturalissimo effetto, da una sorprendente varietà ritmica in un mirabile equilibrio tra musica e parola. Nell’apparente semplicità dei mezzi espressivi, tale equilibrio sostiene il gioco sentimentale dei personaggi inseriti in una cornice quanto mai lieve e sottilmente delineata, e rappresentati dall’autore con una caratterizzazione psicologica di ineguagliata varietà di espressione. Anche nelle opere serie di P., se pur legate agli schemi tradizionali, si avverte qua e là, con non minore novità d’accenti, una vena sentimentale che dimostra d’aver superato le istanze razionalistiche e arcadiche. Opera di grande vigore espressivo e ultima in ordine di tempo nella parabola artistica di P. è lo Stabat Mater, splendido esempio di penetrazione psicologica e purezza stilistica. Colpito dalla tisi, si ritirò (1735) nel convento dei francescani a Pozzuoli. Colà morì il 16 marzo 1736. La fortuna di P. fu tale che solo studi piuttosto recenti hanno potuto fare il punto sulle opere sicuramente sue, separandole da quelle spurie. Della sua produzione teatrale si ricordano ancora le opere serieAdriano e Siria (1734) e Olimpiade (1735), l’intermezzo Livietta e Tracollo (1734), l’opera buffa Flaminio (1735), oltre a una vasta produzione di musica religiosa, sonate e concerti per vari strumenti.

 

Un’edizione storica de La Serva Padrona con due celebri cantanti del passato, il soprano Anna Moffo, che iniziò la carriera proprio al Teatro Lirico Sperimentale nel 1955 e il baritono Paolo Montarzolo e un mimo d’eccezione, nel ruolo di Vespone, Giancarlo Cobelli, mimo, attore e poi grande regista teatrale e d’opera lirica

Serva Padrona – Operazione Apollo Aprile 2015

Serva Padrona - Operazione Apollo Aprile 2015

OPERA PLAY

dal 13 al 24 aprile 2015
SPOLETO
Spettacoli nelle scuole delle città

Nel mese di aprile 2015 il Progetto Opera Play si è articolato con la realizzazione di due produzioni:
La Serva Padrona di G. B. Pergolesi, regia di Giorgio Bongiovanni, e
Operazione Apollo, su musiche di Monteverdi, Händel, Vivaldi, Mozart e Rossini, testo di Massimo Tomassoni


La Serva Padrona
di Giovan Battista Pergolesi
Regia di Giorgio Bongiovanni

Lunedì 13 aprile – ore 11,20 – IIS “Sansi – Leonardi – Volta”,
Piazza Carducci, 1

Martedì 14 aprile – Ore 11,00 – IIS “Sansi – Leonardi – Volta”,
Piazza XX Settembre, 1 – c/o Liceo Artistico

Mercoledì 15 aprile – ore 11,10 – Istituto Comprensivo Spoleto 2,
Via Arpago Ricci, 8

 Giovedì 16 aprile – ore 10.30 – Istituto Comprensivo “Dante Alighieri”,
Via Don Pietro Bonilli, 8

Giovedì 16 aprile – ore 12,30 – IIS – Tecnico Professionale Spoleto,
Via Visso

Venerdì 17 aprile – ore 11,00 – Istituto Professionale Alberghiero,
Via S. Paolo, 1

Sabato 18 aprile – ore 10,00 – Istituto Comprensivo Spoleto 2,
Via Arpago Ricci, 8

Sabato 18 aprile – ore 12,00 – Istituto Comprensivo Spoleto 2,
Via Nursina, 1

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Immagini delle prove de La Serva Padrona

                                       

OperAzione Apollo 

Musiche di Monteverdi, Händel,
Vivaldi, Mozart e Rossini
Testo di Massimo Tomassoni

Lunedì 20 aprile – ore 10,30 – Istituto Comprensivo “Dante Alighieri”,
Via Don Pietro Bonilli, 8

Lunedì 20 aprile – ore 14,30 – Scuola Elementare Maestre Pie Filippini,
Piazza Edmondo De Amicis, 1

Martedì 21 aprile – ore 11,00 – II Circolo Didattico F. Toscano,
Via Cerquiglia, 61

Mercoledì 22 aprile – ore 11,00 – I Circolo Didattico,
Piazza XX Settembre, 8

Giovedì 23 aprile – ore 11,00 – I Circolo Didattico,
Piazza XX Settembre, 8

Venerdì 24 aprile ore 10.30 e 11.30 (doppio spettacolo)
– II Circolo Didattico F. Toscano, Via Cerquiglia, 61 

 
OperAzione Apollo

Immagini delle Prove di OperAzione Apollo

      

Interpreti:

gli allievi del Corso per Cantante
del Repertorio Barocco, Mozartiano e Rossiniano:

Mariangela Cafaro, soprano
Alessandra Maniccia, soprano
Chiara Notarnicola, soprano
Maria Chiara Gallo, mezzosoprano
Midori Kamishima, mezzosoprano
Chiara Manese, mezzosoprano
Candida Guida, contralto
Pedro Bomba, baritono
Eugenio Di Lieto, basso
Marco Simonelli, basso

e del Corso per Maestro Collaboratore Sostituto del Teatro Musicale:

Cristina Battistella
Sara Dimattia
Yeshi Solomon Granieri
Na Qilun
Chiara Pulsoni
Manuela Ricci
Eleonora Siciliano
Fabio Spinsanti
Bojie Yin
Andrea Maria Zanforlin

Coordinamento: Irene Lepore, Luca De Marchis, Lorenzo Orlandi

Si ringraziano per la collaborazione
 i Dirigenti scolastici delle scuole di Spoleto e tutti i docenti