L'OPERA RACCONTATA - VIDEO

In questa sezione potrete collegarvi ai link di alcuni interessanti video sulla storia dell’opera lirica 

L’OPERA ITALIANA E L’EUROPA

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Il musicologo Giampiero Tintori, il critico Giorgio Pestelli e Franca Angelici, professoressa di letteratura teatrale, tracciano la storia e le caratteristiche dell’opera italiana. Dalla nascita, a Napoli, dei conservatori, originariamente sorti come orfanotrofi dove si impartiva ai bambini l’educazione musicale, al ruolo eminente dei musicisti italiani nel panorama europeo, alle figure di celebri librettisti come Carlo Goldoni e Lorenzo Da Ponte. Presenti nell’unità sequenze tratte da Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, L`Olimpiade di Niccolò Jommelli, Il barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello, La serva padrona di Gian Battista Pergolesi, Il mondo della luna di F. J. Haydn.

L’OPERA BUFFA

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Le interviste al musicologo Giampiero Tintori e al compositore Roberto De Simone, si intrecciano, intervallate da spezzoni di filmati d`opera (tra cui L`amor contrastato di Giovanni Paisiello e La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi) nel descrivere la nascita dell`opera buffa e le sue caratteristiche peculiari. Nata nel XVIII secolo, l’opera buffa si caratterizzò per l’argomento comico, l’uso di cantanti-attori e la parodia dei generi musicali aulici.

LA SCENOGRAFIA DELL’OPERA

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L’unità si apre sulle note dell`opera seria Artaserse di Johann Adolf Hasse. Il musicologo Giampiero Tintori racconta alcune caratteristiche dell’opera seria settecentesca. Era uno spettacolo grandioso, che poteva richiedere scenografie immense e assai elaborate da ingegneri teatrali e artisti del calibro di Parigi e Bibbiena. In piena epoca barocca, le macchine teatrali erano l’attrazione principale. Servivano a creare le nuvole, gli dei, le tempeste, e ambientazioni magiche. Si fa un breve riferimento al teatro di Drottningholm, che ha riaperto dopo due secoli e mezzo di assoluto letargo. Sono state trovate macchine sceniche ancora perfettamente funzionanti. La musicologa Mercedes Viale Ferrero illustra le macchine sceniche del settecento. Il palcoscenico veniva tagliato, in modo da poter utilizzare la tecnica dei movimenti orizzontali e verticali delle scene. Nel ‘700 la scena doveva essere adeguata a un sistema drammatico razionale. Lo spazio veniva quindi usato in base alle esigenze, e quindi ingrandito o limitato in base al grado di intimità o solennità richiesto dall’azione. Le azioni drammatiche infatti si vanno via via differenziando, a causa del rapporto più stretto scena e parola, dovuto a una drammaturgia nuova, introdotta da Metastasio. Un ascolto da La schiava liberata di Nicolò Jommelli chiude l’unità.

LE ORIGINI DEL MELODRAMMA

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Nel 1581 Vincenzo Galilei, padre di Galileo, scriveva il Dialogo della musica antica e moderna, nel quale affermava che la polifonia era oramai un’espressione musicale che apparteneva al passato, e che il musicista moderno doveva tornare all’antica monodia accompagnata dal “favellar cantando”. Le forme musicali tipiche del XVI secolo che già avevano insite in loro una trama teatrale, come i madrigali polifonici e drammatici e le commedie armoniche, si organizzarono mano a mano nel melodramma, spettacolo dove musica, poesia e scenografia si fondevano in un unico avvenimento. È interessante vedere come la ricerca di forme teatrali e musicali d’avanguardia, operata soprattutto a Firenze nell’ambito del cenacolo della Corte dei Bardi, si realizzi in effetti nel ritorno all’antichità, nella riproposta di quel rapporto tra parola e musica che si supponeva esistesse nella drammaturgia greca. Attraverso alcune immagini tratte da l’Euridice (1600) di Jacopo Peri e l’ Orfeo di Claudio Monteverdi (1607), con l’aiuto dei musicologi Giampiero Tintori e Fausto Razzi, ricostruiamo la storia e le caratteristiche peculiari del melodramma.

STORIA DEL MELODRAMMA ITALIANO, CLAUDIO MONTEVERDI

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L`unità tratta da Amami Alfredo del 1991, si apre con un brano tratto dalla favola di Orfeo di Claudio Monteverdi. Il melodramma, così come racconta il musicologo Claudio Gallico, venne eseguito per la prima volta il 24 febbraio del 1607 alla corte dei Gonzaga di Mantova.
Claudio Monteverdi nacque a Cremona nel 1567, suonatore di viola, cantante di madrigali e compositore, tra le sue opere si ricordano:Orfeo, Il ritorno di Ulisse in patria e l`Incoronazione di Poppea.

GIUSEPPE VERDI

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L`unità tratta da Amami Alfredo del 1991, si apre con un brano tratto dalla favola di Orfeo di Claudio Monteverdi. Il melodramma, così come racconta il musicologo Claudio Gallico, venne eseguito per la prima volta il 24 febbraio del 1607 alla corte dei Gonzaga di Mantova. Claudio Monteverdi nacque a Cremona nel 1567, suonatore di viola, cantante di madrigali e compositore, tra le sue opere si ricordano:Orfeo, Il ritorno di Ulisse in patria e l`Incoronazione di Poppea.

LA BOHÈME

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Il 22 dicembre 1858 nasceva a Lucca Giacomo Puccini (morto a Bruxelles il 29 novembre 1924), il più importante compositore italiano della generazione post-verdiana e uno dei massimi operisti della storia.Tratto dalla serie Amami Alfredo, il filmato esplora i temi della poetica e della melodia nell`opera di Giacomo Puccini. Il video comprende degli spezzoni di filmati d`opera e alcuni brani tratti dalla “Bohème” con Luciano Pavarotti.

ROSSINI E L’ECCELLENZA DELL’OPERA

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Muore il musicista pesarese Gioacchino Rossini, compositore prolifico, consacrato dalle opere “Tancredi” e “L’Italiana in Algeri” rappresentate a Venezia nel 1813. A soli trentasette anni e all’apice del successo si ritira dalle scene con un’ultima opera, il “Guglielmo Tell”, a cui seguiranno sporadici ritorni come quello del 1841 con lo “Stabat mater”. 

PUCCINI, IL GENIO DELL’OPERA

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Muore Giacomo Puccini. Il compositore lascia così incompiuta Turandot, opera che sarà conclusa sulla base dei suoi appunti da Franco Alfano. Tra le opere più note del maestro toscano: Manon Lescaut, Bohème, Tosca e Madama Butterfly.